Che fatica, che fatica… se la testa è un ribollir di idee fantastiche e di parole persuasive, la mia mano ne ha risentito parecchio di questo blocco dello scrittore durato un po’ di anni e ha fatto un po’ fatica a rimettersi in moto.

Purtroppo quello che era un flusso automatico tra cervello, penna e foglio si è fermato per un po’, giusto il tempo di una laurea e una figlia, e riprendere gli allenamenti dopo un fermo stagionale non è mai così semplice.

Ma finalmente posso dire che ci siamo anche noi! Io La Fede e il Blog di Arya, questa strana entità che ho da poco cominciato a frequentare ma che spero mi possa dare dell’autentico piacere e una certa stabilità sentimentale.

Beh un po’ del mio viaggio che mi ha portata fino a qui lo avete (sicuramente!!) letto sul “Dietro le Quinte” del mio sito quindi non vi voglio annoiare parlandovi anche di quante volte vado in bagno in un giorno.

Ma userò questo spazio per Raccontare!!

Mi è stato chiesto cosa sia lo STORYTELLING, mi è stato chiesto cosa siano il REBRANDING e il PLACEBRANDING e voglio provarvi a dare una dimostrazione pratica e non teorica di cosa sono questi strani vocaboli che vanno di pari passo con il mio nome e con il mio cognome ma soprattutto con Arya.

Perché la comunicazione non è un semplice scambio verbale tra persone.

Comunicare significa: mettere in COMUNE……..con gli altri.

Voglio utilizzare questo spazio per parlare di persone, di territorio, di società, di lavoro, (a modo mio però!) e perché no? Riuscire a suscitare in voi delle emozioni.

“ In positivo o in negativo (amen) l’importante è far parlare di sé.”

E non c’era modo migliore per cominciare se non attraverso un bel deterano maschile (un manichino certo) che gonfia un palloncino con una bella scoreggia di ARYA!!

Beh effettivamente la vera storia di ARYA è iniziata con una bellissima giornata di cacca.

 

“Era l’11 settembre 2017 a San Quirino, paese friulano, in provincia di Pordenone, di circa cinquemila anime, e sui social si respirava già dalle prime ore di sveglia, la tristezza di un ricordo che ha segnato la vita di molte persone, di molti lavoratori e dell’economia globale nel 2001, facendo precipitare vite e certezze.

Pioveva.

La pioggia è una precipitazione atmosferica. Qualcosa che dall’alto cade al suolo con diversi gradi di intensità. Newton né trovò ispirazione da una mela sulla gravità.

Mi svegliai presto, ero andata a dormire presto, infatti frequentavo ancora l’università e il giorno seguente sarei dovuta andare a Milano per sostenere un esame, ma la mia pancia mi richiamava ai doveri mattutini, così prima di alzarmi diretta al bagno decisi di invitare mia mamma per una colazione al bar con un buon cappuccino e un buon cornetto che mi avrebbero dato la carica giusta per affrontare la giornata.

Quell’oretta di serenità e chiacchiere mi fece dimenticare quegli strani crampi “intestinali” che non accennavano a smettere e infatti tornai a casa spensierata e pronta per mettermi sui libri per gli ultimi ripassi.

Ma da lì a poco le mie uniche parole furono:

“Chri svegliati. Dobbiamo andare in ospedale subito!”

Pioveva a dirotto e con difficoltà si vedeva la strada che sembrava infinita. L’asfalto era scivoloso e non si poteva correre di più. I tergicristalli segnavano un ritmo veloce e scandito e così anche il mio cuore.

Dal Pronto Soccorso venni accompagnata subito in reparto. Non sapevo cosa sarebbe successo da li a poco ma rimasi colpita da una ragazza seduta fuori in attesa, aveva solo qualche anno più di me, i capelli scuri e anche lei indossava una comoda tuta. Con le mani si accarezzava il volto chino su se stessa e si asciugava le lacrime che le rigavano le guance come le goccioline di pioggia sui vetri delle macchine; era smarrita e aspettava il via libere per andare a casa a finire di consumare il suo dolore.

Poi il mio turno…sintomi, visita e… “signorina non c’è più battito ci dispiace”.

Mi mancava l’aria, sgranai le pupille, mi rivestii in silenzio e i miei occhi cominciarono senza riflesso a offuscarsi di lacrime fino a non riuscire più a trattenerle. Le mie guance iniziarono a bagnarsi proprio come a quella ragazza la fuori.

Ero incinta e quella domenica di pioggia entravo nel terzo mese.

La mela era caduta dall’albero.

Un aborto spontaneo mi aveva tolto l’ossigeno dai polmoni. Come si sopravvive senza ossigeno? Come si sopravvive a 23 anni ai “ma tanto sei giovane”?

Newton questo non poteva saperlo eppure l’impatto al suolo era stato come i temporali in estate: forti, intensi, inaspettati.

Uscii distratta dalla stanza medica e l’unica cosa che i miei occhi riuscirono a guardare, furono la sedia lasciata vuota da quella ragazza che per qualche ignara ragione, condivideva con me lo stesso amaro scherzo del destino.

Pioveva.

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Lo ricordo ancora quel pomeriggio.

C’era il sole.

Era giugno 2018 e ci piaceva andare al Parco Brolo, quel bellissimo spazio incontaminato dietro a Piazza Roma e a Villa Cattaneo (esattamente dove ci sono gli uffici comunali), a passeggiare e a giocare con la nostra cucciola pelosa.

Finito tutto il giro, stendevamo una coperta sotto ad un albero e ci mettevamo a leggere le storie di un libro mentre facevamo progetti sul futuro e sulla vita.

L’aria che si respirava sapeva di estate; l’aria che ci accarezzava il viso ci faceva sentire liberi e leggeri.

L’aria un elemento così difficile da catturare e da rappresentare ma così vitale divenne il simbolo che avrebbe accompagnato a breve la nostra vita e la vita di Miryam.

Il ciclo dell’acqua era finalmente tornato all’atmosfera, l’albero aveva generato un nuovo frutto e la mela aveva quasi raggiunto il grado di maturazione ideale per essere raccolta.

Ero incinta e quel pomeriggio di sole entravo nel nono mese.

C’era il sole.

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Oggi piove, c’è il sole, fa caldo e fa freddo. Oggi i giorni sono sette, i mesi dodici, le stagioni quattro e le ore solo ventiquattro purtroppo.

Ho superato tutti gli esami e mi sono laureata

Miryam – Aria ha un anno e mezzo, e non c’è elemento che meglio la rappresenti; è una meravigliosa bambina arcobaleno che sta riempendo di colori e sogni la nostra vita.

Fonte di ispirazione per scoperte ed avventure, lei la mela e io Newton, mi soffia in volto il coraggio per affrontare nuove e stimolanti sfide.

Ho deciso di rischiare, di investire e di piantare un nuovo seme sul terreno.

Il frutto che ne è nato, ha un nome e un colore.

ARYA.

 

“ E’ dalle cose imperfette che nascono le idee migliori!! ”.

 

 

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