Se cerchiamo su Google cos’è un evento, lo troviamo sempre associato alla comunicazione o al marketing.

È corretto affermare che esso rappresenta uno strumento di contatto con il pubblico o con i consumatori, che è un fenomeno innovativo per trasmettere un brand o una filosofia aziendale o che è un’esperienza di divertimento e piacere sociale o culturale.

Ma nessuno mi spiega perché fin dal Big Bang si parla di eventi.

 

Ho sempre trovato la storia una materia molto complessa ma affascinante e spesso mi sono scontrata con persone che la ritenevano una grande perdita di tempo a livello scolastico. Eppure mi rendo conto che in ogni definizione che cerco online, nessuno riesce a spiegarmi perché il vocabolo EVENTO va di pari passo anche con la religione, la guerra, con l’anatomia, la scienza o la medicina.

 

William Wallace, Napoleone, la Regina Vittoria, Giulio Cesare, Cadorna…conoscevano già il marketing? Il brand?

 

Eppure la notte di Natale dell’800 Carlo Magno è stato proclamato Imperatore…un evento!!

E sicuramente sono seguiti festeggiamenti a corte, giullari e banchetti; e poi le guerre per il Sacro Romano Impero…una serie di eventi!!

Il fuoco, il telaio, la macchina a vapore, la bicicletta, la lampadina, la penicillina non riesco a legarli all’advertising o al packaging.

Sono eventi, come la guerre mondiali, di indipendenza, le invasioni barbariche, che hanno cambiato il mondo.

 

È proprio la storia ad insegnarci che caratteristiche deve avere una situazione per essere definita EVENTO.

 

  1. Ha una durata (dal – al).
  2. È emotivamente coinvolgente; suscita coinvolgimento ed emozioni a chi vi partecipa.
  3. È qualcosa di eccezionale (non ordinario).
  4. È seguito, partecipato dalle persone.
  5. È tecnologicamente sorprendente.
  6. È memorabile e citabile come qualcosa di significativo o di particolare rilievo.
  7. È gratificante o piacevole.

 

Li chiamiamo meeting, briefing, workshop, festival, party, reunions ma in realtà sono nati solo sotto altre vesti e noi ne siamo gli eredi.

 

Credo fortemente che un bravo organizzatore di eventi debba conoscere questi aspetti che essenzialmente derivano dalla formazione primaria e non da un trend del momento.

 

Non sono sufficienti un po’ di fantasia e una botta di culo (anche se servono), ma è importante sapere da dove si arriva per capire dove si vuole andare e spesso ce lo dimentichiamo…anche nella vita.

 

Comprese le caratteristiche cardine dell’evento, possiamo mascherarlo da compleanno, matrimonio, anniversario e per fare questo, entra in gioco il lavoro dell’organizzatore di eventi.

 

Una figura professionale che manifesta spiccate doti di osservazione, metodicità e dinamismo e rappresenta nel mondo del business un fornitore di servizi che trasforma in professione la propria passione nel realizzare i desideri altrui; pianifica, organizza, coordina e agglomera in un pentolone magico gli ingredienti necessari a restituire una ricetta perfetta al suo cliente.

 

Per la base:

 

  1. Chi?
  2. Dove?
  3. Quando?

 

Gli ingredienti li scegli tu.

 

 

Per la farcia:

 

  1. Abilità
  2. Maestria
  3. Fantasia
  4. Creatività
  5. Problem Solving

 

Tutto a discrezione dell’Event Manager.

 

 

Qualche ora di cottura, et voilà un piatto sorprendente!!

 

Non ha senso improvvisarsi pasticceri e dimenticarsi dello zucchero o cuochi e non sapere che spezie usare, non ha senso improvvisarsi meccanici e mettere l’olio al posto del liquido dei tergicristalli o elettricisti e mandare in corto circuito una casa per cambiare una lampadina (anche se potrebbe capitare!!).

 

Ognuno ha le sue capacità e competenze e ammettere i propri limiti non è una debolezza ma un grande atto di coraggio.

 

Organizzare un evento richiede tempo e abilità e il voler far da sé non garantisce sempre i risultati sperati.

 

Rivolgetevi ad un professionista in tutti i settori, anche solo per un’idea o un consiglio o un’indicazione ma non permettete resti un evento memorabile solo perché…è stato una grandissima catastrofe!!

 

“Per realizzare grandi cose non dobbiamo solo sognare ma dobbiamo agire. Non dobbiamo solo credere ma anche pianificare”